Sperimentale

I 10 migliori film sperimentali della storia del cinema

Attenzione! Per “dieci migliori film” non si intendono necessariamente i più belli, ma i più importanti, quei film cioè che, per un motivo o per un altro, hanno influenzato e dato un forte contributo alla storia del cinema, o sono stati innovativi o particolarmente rappresentativi di un periodo o di un sottogenere.

entr'acte1 Entr’acte – René Clair (1924): Dalle ceneri della Prima Guerra Mondiale non ancora spente iniziano a sorgere, prima in Francia, poi come un fuoco che divampa in tutto il continente quasi come opposizione alla guerra conclusa, una serie di avanguardie, movimenti che pretendono di rimettere in discussione il senso stesso del cinema. Alla sua alba, questa nuova tecnica, o meglio, forma artistica è ancora semplice da plasmare, e soprattutto esistono più scuole disposte ad incaricarsi di ciò. Il Dadaismo è la prima di queste, e Entr’acte è il suo manifesto. In questi venti minuti convergono le idee di un’intera scuola di pensiero, che ha in Marcel Duchamp (suo anche Anemic Cinema, notate l’anagramma nel titolo) e Man Ray (L’etoile de mer) i suoi esponenti principali. In quest’opera, resa celebre soprattutto dalla scena in cui la folla si ritrova ad un funerale ad inseguire la bara, scardina una delle prime regole fondanti del cinema: quella della necessaria consequenzialità tra immagini e storia. Ogni elemento è valido di per sé in quanto simbolo oltre il proprio valore immediato e concatenato alle immagini che seguono o precedono, e non esiste un’unica interpretazione valida. È un cinema che in Francia inizia a liberarsi delle proprie catene.

ballet-mecanique2 Ballet Mecanique – Fernand Leger (1924): Le arti (pittura, scultura, fotografia) dialogano tra di loro. Le barriere artistiche si spezzano di fronte all’esigenza della comunicazione, di qualunque natura essa sia. Dal dadaismo che prendeva a cannonate i simboli della modernità al cubismo che frammenta e ricompone la realtà a suo piacimento: le immagini si spezzano, si sovrappongono, creano giochi visivi (uno Charlot ricomposto da forme geometriche presenta il corto), simboli assurdi che lasciano libera la fantasia . Su tutti emerge l’occhio, vero e fortissimo segno (presente in altri due film di questa lista così come in L’uomo con la macchina da presa di Vertov che abbiamo già citato nei documentari) di un cinema che si osserva e si racconta in forme inedite.

le coquille3 La coquille et la clergyman – Germaine Dulac (1928): Tra surrealismo e impressionismo, fondato più che sulla scomposizione delle forme e del linguaggio, su un nuovo ideale rapporto tra immagine e storia, che riuscisse ad andare oltre il concreto per mettere in scena poeticamente sentimenti, tensioni, arriva il cortometraggio di Dulac. L’avanguardia francese si conferma come una delle più prolifiche, in quest’opera in cui un prete, tormentato probabilmente da fantasie erotiche, ingabbia il proprio amore e maltratta quanti potrebbero portarglielo via.

un chien andalou4 Un chien andalou – Luis Buñuel (1929): Alla fine del decennio, stretto fra l’avanguardia tedesca (quella dell’espressionismo e del kammerspiel che riflettevano il tormento della nazione) e quella russa (Vertov ma non solo) giunge il manifesto del cinema surrealista. Salvador Dalì e Luis Buñuel contrappongono al totale distacco da logica, consequenzialità e senso del cinema dadaista, che a questo punto aveva già esaurito la propria spinta, qualcosa che debba avere anche un contenuto. Il cinema surreale deve sorgere su una base narrativa concreta, oppure è destinato a morire. La fortuna di questo genere, esempi del quale si trovano ancora oggi, ha dato ragione ai suoi fondatori. Un cane andaluso getta le basi per il genere: immagini forti, un’estetica cruda, che colpisce, che non deve lasciare indifferenti, che lavora per associazioni d’idee (l’occhio, le nuvole che tagliano la luna, il rasoio).

le sang d'un poete5 Le sang d’un poete – Jean Cocteau (1930): Primo capitolo della trilogia di Orfeo: un pittore in una stanza cancella con la mano una bocca disegnata sulla sua ultima opera. La bocca gli rimane impressa sulla mano, inizia a parlare, l’uomo scruta da alcune serrature scene incomprensibili, precipita in uno specchio che diventa una vasca d’acqua, forse torna bambino, forse è la vendetta dell’opera mutilata, forse è lo stesso autore a punirsi. L’indefinibile e impossibile viaggio nelle ossessioni di un grande artista.

Meshes-of-the-Afternoon6 Meshes of the afternoon – Maya Deren (1943): Gli anni delle avanguardie passano travolti dalla guerra che si avvicina. Una donna di origini ebree nata in ucraina, emigrata negli Stati Uniti, acquista una cinepresa e dirige un cortometraggio di quindici minuti tra i più influenti della storia del cinema. Ancora una volta l’ispirazione è chiaramente surrealista. La regista lavora per simboli e associazioni d’idee, giocando sulla riproposizione di situazioni e oggetti (un coltello, un fiore) e sfruttando il concetto del tempo non accelerando né rallentando le scene come in Entr’acte, ma intrappolando la sua protagonista (lei stessa) in una sorta di incubo destinato a ripetersi.

un-chant-damour7 Un chant d’amour – Jean Genet (1950): Lo scrittore francese ci guida all’interno di una prigione per raccontarci gli stati d’animo e i tormenti concretizzati di due carcerati e la loro relazione omosessuale. Film provocatorio e molto forte, anche per oggi (un po’ datato invece nelle immagini), che tratta di vouyerismo, incarnato dalla guardia che osserva due carcerati e forse anche da noi che guardiamo il film.

Isidore_Isou8 Traité de bave et d’éternité – Isidore Isou (1950): Il manifesto del lettrismo, avanguardia totalista che si proponeva di fare a pezzi, graffiando o scarabocchiando, il vecchio cinema. Arrivato ad una stasi, il cinema doveva essere distrutto, in modo ancor più violento rispetto alle avanguardie precedenti, iniziando proprio dalla totale dissociazione tra suono e immagine. Ed è ciò che accade in questo verboso (e piuttosto presuntuoso) film che al Festival di Cannes a quanto pare arrivò a causare delle risse.

scorpiorising9 Scorpio Rising – Kenneth Anger (1963): Questa dissociazione tra suono e immagine ci porta, anche se in maniera diversa, al film di Anger, che negli anni ’60 faceva un utilizzo ironico della colonna sonora. Ascoltiamo Hit the road Jack o Blue Velvet, eppure davanti a noi scorrono con un montaggio sempre più serrato e violento le immagini di svastiche, stupri, un’omosessualità repressa (il corto deve essere contestualizzato). Il rapporto morboso tra carne e macchina che Cronenberg avrebbe raccontato dal decennio seguente parte anche da qui.

Film10 Film – Samuel Beckett (1964): Il nostro piccolo viaggio nelle sperimentazioni si conclude, quasi significativamente, con un simbolo del cinema che fu: Buster Keaton. Il comico, qui ormai anziano, viene contattato dall’autore teatrale Samuel Beckett e inquadrato per quasi tutto il cortometraggio di spalle. Interpreta un uomo solo, di fronte al quale le persone fuggono inorridite, un uomo che si chiude nella propria camera e cerca di annullare l’immagine di sé e la propria identità. Brucia foto, allontana gli animali, copre gli specchi, ma non potrà sfuggire a se stesso e alla forza del cinema.

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