Musical

I 10 migliori musical della storia del cinema

Attenzione! Per “dieci migliori film” non si intendono necessariamente i più belli, ma i più importanti, quei film cioè che, per un motivo o per un altro, hanno influenzato e dato un forte contributo alla storia del cinema, o sono stati innovativi o particolarmente rappresentativi di un periodo o di un sottogenere.

la danza delle luci1 La danza delle luci (Gold diggers of 1933) – Mervyn LeRoy (1933): L’operetta musicale muove i suoi primi passi al cinema in quegli anni. Nel 1932 Amami stanotte esordiva con una scena storica, presa e ripresa più volte nella sua idea di base: all’alba di un nuovo giorno, che diventa l’alba di un nuovo genere nel cinema, i rumori della città che si risvegliava si fondevano per creare una nuova armonia. Il primo grande film del genere arriva però l’anno seguente, con La danza delle luci. In piena Grande Depressione, un film che parla di povertà, di voglia di riscatto, semplicemente di denaro, e lo fa con delle scenografie straordinarie e coreografie storiche. Basti pensare che il numero più famoso del film verrà omaggiato più di sessanta anni dopo in Il Grande Lebowski.

cappello a cilindro2 Cappello a cilindro (Top Hat) – Mark Sandrich (1935): È anche vero però che queste scenografie e coreografie strabilianti finiscono da subito per diventare il perno delle commedie musicali, facendo al tempo stesso passare in secondo piano aspetti come la scrittura, le interpretazioni, il senso stesso del dramma. Cappello a cilindro è la collaborazione più famosa tra Fred Astaire e Ginger Rogers. Anche qui grandi numeri di danza e musiche storiche, ma non molto di più. Prima della Seconda Guerra Mondiale, Hollywood si prepara a diventare la “fabbrica dei sogni”.

cantando sotto la pioggia3 Cantando sotto la pioggia (Singin’ in the rain) – Stanley Donen, Gene Kelly (1952): Il musical più celebre e più bello degli anni ’50, gli anni dei sogni, della leggerezza dopo gli orrori della guerra, del mito, anche cinematografico, americano in cui tutto è colorato, tutti sono felici e cantano sotto la pioggia. Gene Kelly è straordinario, la sceneggiatura è esplosiva, i numeri e le musiche sono brillanti: un capolavoro del genere. Amore e buoni sentimenti per raccontare il passaggio dal muto al sonoro al cinema e la difficoltà di adattamento degli artisti, un tema che in quegli anni diventerà, con altre sfumature, centrale in altri due celebri film: il primo è Spettacolo di varietà (The band wagon) di Vincente Minnelli, uno dei più importanti registi di musical dell’epoca (Un americano a Parigi, Brigadoon), mentre l’altro è Le luci della ribalta di Charlie Chaplin, ben più drammatico e sofferto. E lo stesso The Artist, che molti decenni dopo avrebbe vinto agli Oscar, parte esattamente dalla stessa formula.

west-side-story4 West Side Story – Robert Wise (1961): Si cambia decennio, si cambia impostazione. Dalle allegre atmosfere dei musical anni ’50, quelli girati in studio con fondali che oggi ci sembrano palesemente finti, quelli con un sicuro happy ending, si incominciano ad usare gli esterni e il lieto fine non è più così scontato. Wise (Gli invasati, Tutti insieme appassionatamente) confeziona un musical quasi epico, nella durata e nell’impostazione, per raccontare la celebre versione di Romeo e Giulietta ambientata a New York. Grandi scenari, un’ottima regia, delle canzoni e dei numeri celebri (America, Maria) per uno dei capolavori del genere che segna la strada da seguire e dal quale non si tornerà più indietro.

cabaret5 Cabaret – Bob Fosse (1972): Nella scena più famosa del film la telecamera stringe sui volti di alcuni uomini che intonano un canto allegro. È una scelta strana, visto che di solito, anche per far risaltare gli ambienti, si sceglieva nei musical una regia più aperta. Poi l’inquadratura si allarga, e quando scopriamo alle loro braccia la svastica nazista, tutto è più chiaro. Ambientato nel 1931, Cabaret racconta la storia d’amore tra un britannico e una cantante di cabaret (Liza Minnelli). I numeri di musica sono davvero godibili e interessanti per la regia inedita rispetto al genere, ma ciò che risalta soprattutto è il senso del dramma che si respira tra le esibizioni come mai fino a quel momento.

jesus-christ-superstar6 Jesus Christ Superstar – Norman Jewison (1973): Gli anni ’70 rappresentano la scia, spesso violenta, delle contestazioni degli anni ’60, che investivano tutto, dalla religione ai costumi allo stato. I tre film seguenti della lista ne sono un esempio. La vicenda cristologica in uno dei film più sconvolgenti sull’argomento, che ne racconta le fasi principali tramite un musical messo su da alcuni hippies in un deserto. Si tratta di figure moderne, da Giuda alla Maddalena allo stesso Gesù, ormai anche loro coinvolte nei grandi cambiamenti di quegli anni.

Rocky-Horror-Picture-Show7 The Rocky Horror Picture Show – Jim Sharman (1976): Cult assoluto, uno dei più grandi del cinema. Il personaggio interpretato da Tim Curry è l’emblema di una morale che sta cambiando, che viene repressa, isolata, trattata come mostruosa e infine uccisa, ma che ormai è parte integrante della società.

hair8 Hair – Milos Forman (1979): Il decennio si chiude con la contestazione alla guerra, in questo caso quella del Vietnam, ma il messaggio di pace è universale. Aquarius e Let the sunshine in le canzoni più celebri di questo storico musical diretto da uno dei più grandi nuovi registi degli anni ’70.

blues brothers9 Blues Brothers – John Landis (1980): Il più grande cult movie della storia del cinema. Una scena da antologia dietro l’altra, un continuo omaggio alla musica, un ritmo indiavolato e una trovata geniale ad ogni minuto in un film che fonde road movie, comicità e, ovviamente, musical.

moulin rouge10 Moulin Rouge – Baz Luhrmann (2001): Perché Moulin Rouge come ultimo titolo di questa lista? Esattamente come per Ringu nella classifica horror, si tratta di un film più importante e significativo che bello in senso stretto. Il senso del dramma è abbastanza banale, i personaggi sono stereotipati, le tematiche praticamente assenti. E allora? Allora il film di Luhrmann è significativo e importante perché, all’alba del nuovo millennio, dopo la fase delle “contestazioni” che abbiamo visto, riadatta alla modernità il linguaggio dei musical degli anni ’50, con i quali condivide esattamente gli stessi difetti di scrittura. Al di là di tutto, Moulin Rouge fonde trovate esplosive, dialoghi fulminanti, una regia velocissima uscita fuori dal trattamento da videoclip Mtv degli anni ’90, bellissimi adattamenti pop per creare un mix inedito e fonderlo con una storia d’amore tra le più classiche e che avrebbe potuto essere raccontata, in modo completamente diverso, anche cinquanta anni prima.

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