Western

I 10 migliori western della storia del cinema

Attenzione! Per “dieci migliori film” non si intendono necessariamente i più belli, ma i più importanti, quei film cioè che, per un motivo o per un altro, hanno influenzato e dato un forte contributo alla storia del cinema, o sono stati innovativi o particolarmente rappresentativi di un periodo o di un sottogenere.

the-great-train-robbery1 Assalto al treno (The Great Train Robbery) – Edwin S. Porter (1903): 110 anni fa il cinema iniziava a costruire le proprie regole narrative, a creare un nesso logico e sequenziale tra le varie scene, non più fini a se stesse, ma legate l’una all’altra. La grande rapina al treno, come è anche conosciuto, è uno dei primi western della storia e uno dei primi grandi film in assoluto. Nel celebre shot finale, omaggiato anche da Scorsese in Quei bravi ragazzi, un pistolero guarda dritto in camera e spara un colpo verso di noi: è la prima volta che viene infranta la quarta parete, quel velo invisibile che separa noi spettatori dalla scena che stiamo guardando.

Stagecoach2 Ombre rosse (Stagecoach) – John Ford (1939): Quando si parla di western, John Ford meriterebbe una decina a parte, e probabilmente gli andrebbe pure stretta. Sono troppi i capolavori da scoprire tra i più di sessanta film diretti in carriera (Sentieri selvaggi, Furore, L’uomo che uccise Liberty Valance). Qui si è scelto di citare solo il primo di questi: Ombre Rosse. Un pericoloso viaggio in diligenza attraverso la bellissima Monument Valley – il luogo del western per eccellenza – mette in luce tutte le diverse sfaccettature della società dell’epoca, dal banchiere al pistolero all’alcolizzato alla prostituta.

red_river3 Il fiume rosso (Red river) – Howard Hawks (1948): Se William Wellman nel 1943 aveva affrontato un problema morale nel bellissimo Alba Fatale, è Howard Hawks, che due anni prima aveva diretto il capolavoro Il grande sonno, a porre davvero bene al centro del suo film il tema dello scontro. A confrontarsi, nel lungo viaggio verso il Fiume Rosso, sono il vecchio (John Wayne) e il giovane (Montgomery Clift). Un capolavoro innanzitutto nella regia ma anche nella costruzione e contrapposizione dei personaggi principali.

high-noon44 Mezzogiorno di fuoco (High Noon) – Fred Zinnemann (1952): Non è un caso che il titolo di questo film sia quasi entrato nel linguaggio comune. Poco prima della sua partenza, uno sceriffo scopre che una banda di criminali sta per giungere in città in cerca di vendetta contro di lui. Il suo senso dell’onore e del dovere lo costringeranno a restare per affrontare quella che sembra una morte certa, ma non troverà nessun’altro disposto ad aiutarlo. Oltre all’intuizione di far coincidere il tempo del film con quello della storia (il concetto del tempo e la regia sembrano aver ispirato molto Sergio Leone) si inizia a respirare un clima diverso da quello glorioso del cinema di John Ford. Il valore dell’uomo viene messo in discussione e qualcosa inizia a sporcarsi.

il cavaliere della valle solitariaIl cavaliere della valle solitaria (Shane) – George Stevens (1953): Un cowboy solitario giunge dal nulla e aiuta gli abitanti di una vallata a difendersi dall’oppressione di una banda di criminali. Senza raccontare nulla di sé e senza chiedere nulla in cambio. La figura del classico pistolero senza nome, resa celebre soprattutto dalle pellicole di e con Clint Eastwood, trova qui origine, in una cupa fiaba di frontiera narrata, spesso, tramite gli occhi di un bambino. Sottile caratterizzazione dei personaggi e finale lasciato in parte alla nostra interpretazione.

buono brutto cattivo6 Il buono, il brutto, il cattivo – Sergio Leone (1966): Il più grande regista “di genere” italiano di sempre, e uno dei maestri del genere. È difficilissimo scegliere un film rappresentativo tra i cinque western diretti, i tre della trilogia del dollaro e i primi due della trilogia del tempo. Nel duello impossibile tra Il buono, il brutto, il cattivo e C’era una volta il west si è scelto il primo, non perché più bello (sono capolavori entrambi), ma perché probabilmente più iconico. Partendo dal semplice remake non autorizzato di un film di Kurosawa, Leone ha dato il via alla rivoluzione vera del genere: un western che è aprifila dei fiumi di violenza che si riverseranno al cinema negli anni ’70, in cui non c’è più posto per la gloria e i buoni sentimenti, in cui ogni attimo si trasforma in un’epica celebrazione di un immaginario scomparso.

il mucchio selvaggio7 Il mucchio selvaggio (The wild bunch) – Sam Peckinpah (1969): L’altra faccia della rivoluzione. Decenni dopo Tarantino si ispirerà, oltre che a Leone, anche al cinema sporco, duro, arrabbiato di Peckinpah. Il mucchio selvaggio, nel quale un gruppo di delinquenti compie una rapina per un generale solo per vederselo contro nel finale, segna il definitivo tramonto dell’iconografia western. Siamo alla fine del decennio, e l’anima classica del western non vedrà mai gli anni ’70, sostituita da una nuova visione, più moderna, più violenta (straordinarie e celebri nel film la sparatoria iniziale e finale), ma anche questa destinata presto a scomparire.

little-big-man8 Piccolo grande uomo (Little big man) – Arthur Penn (1970): L’anno dei nativi americani al cinema. La decostruzione del genere doveva necessariamente passare anche da qui: non era più possibile tollerare la visione degli indiani come i “cattivi” da sconfiggere contrapposti ai buoni cowboy. Il film di Arthur Penn, insieme a Soldato Blu e Un uomo chiamato cavallo, usciti tutti nel 1970, ribalta in modo definitivo questa visione, fondendo ironia e dramma, racconto di formazione e storia americana, confezionando un’interpretazione storica di Dustin Hoffman e creando un modello narrativo che verrà ripreso in varie altre occasioni (su tutte Forrest Gump).

i cancelli del cielo9 I cancelli del cielo (Heaven’s Gate) – Michael Cimino (1980): Il film più sfortunato, odiato, maledetto della storia del cinema, quello che fece fallire la United Artists, che distrusse la carriera di Cimino, due anni prima sulla cresta dell’onda grazie al Cacciatore, che mise fine al decennio in cui i produttori davano carta bianca ai registi. Western atipico, colossale e imperfetto, che nelle sue ambizioni avrebbe rappresentato il coronamento di quella decostruzione totale del mito americano. Non solo il west, gli indiani, la vita di frontiera, ma lo stesso sogno americano, con lo scontro di frontiera tra i possidenti terrieri e gli immigrati dell’est Europa.

gli spietati10 Gli spietati (Unforgiven) – Clint Eastwood (1992): Qui finisce il Western. Ed è significativo che a mettere la pietra tombale sul genere sia Clint Eastwood, forse il simbolo per eccellenza, insieme a John Wayne, di questo immaginario (non a caso nel recente Rango viene scelto come incarnazione dello spirito del west). L’aggettivo che si utilizza solitamente per definire questo film è crepuscolare, ed è una buona definizione. I protagonisti di questo film sono ormai vecchi, al tramonto, alla fine di qualcosa, vivono di ricordi e sanno che tutto sta per finire. E così è. Il western puro oggi non esiste più se non in rarissime occasioni (Il grinta, L’assassinio di Jesse James): quello che rimane sono improbabili contaminazioni (Wild Wild West, Cowboys & Aliens) oppure omaggi nostalgici (Django Unchained).

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