Documentario

I 10 migliori film documentari della storia del cinema

Attenzione! Per “dieci migliori film” non si intendono necessariamente i più belli, ma i più importanti, quei film cioè che, per un motivo o per un altro, hanno influenzato e dato un forte contributo alla storia del cinema, o sono stati innovativi o particolarmente rappresentativi di un periodo o di un sottogenere.

nanuk1 Nanuk l’eschimese (Nanook of the North: A Story of Life and Love in the Actual Arctic) – Robert J. Flaherty (1922): Il primo, grande documentario della storia del cinema. Flaherty, vero padre del genere, attese due anni per completare quest’incursione storica che, negli anni ’20, poteva solo a stento essere immaginata dal resto del mondo. Il cinema diventa la finestra per eccellenza per osservare il mondo in cambiamento, e lo fa con un film drammatico, sofferente, che pone al centro le eterne sfide che l’uomo si propone di superare, tema centrale nel documentario.

man-with-a-movie-camera2 L’uomo con la macchina da presa (Chelovek s kino-apparatom) – Dziga Vertov (1929): Definire questo film solo come uno dei più importanti documentari di sempre sarebbe riduttivo. Esponente di spicco della fase sperimentale sovietica degli anni ’20, Vertov ingloba con il suo “cineocchio” l’intero mondo ripreso nell’arco di una giornata, rielaborandolo e raccontandolo come mai prima. Il cinema diventa arte totale, non più solo passiva nel limitarsi a mostrare, ma anche attiva. Un’opera straordinaria per tecniche, concetti e influenza sulla storia seguente.

trionfo della volontà3 Il trionfo della volontà (Triumph des Willens) – Leni Riefenstahl (1934): Il resoconto di un’assemblea del partito nazista ad opera della più grande regista donna della storia. Il giudizio sull’opera, così come sul suo successivo Olympia, non deve tenere conto dell’oggetto narrato né del suo scopo propagandistico. Allora si potrà apprezzare liberamente la fluidità delle immagini, l’imponenza e la modernità della narrazione e il grande apporto su un infinito numero di opere seguenti.

Nuit-et-brouillard4 Notte e nebbia (Nuit et brouillard) – Alain Resnais (1956): Presente e passato, colore e bianco/nero, memoria e orrore nel documento storico che in mezz’ora, e come mai prima di allora, fa rivivere il genocidio nei campi nazisti. Immagini terribili e angoscianti per uno dei più importanti documentari di sempre. In un primo momento selezionato per il Festival di Cannes e poi scartato e censurato per motivi di distensione tra le potenze europee (la ferita era ancora troppo calda).

house is black5 House is black (Khaneh siah ast) – Forough Farrokhzad (1962): Appena venti minuti in un campo di lebbrosi in Iran, tanto serve alla seconda regista donna di questo elenco per imporre la propria visione, l’unica che le sia stata permessa di esprimere prima della sua uccisione. Uno sguardo umano, sconvolgente e poetico, fondamentale nel lanciare la nuova ondata di registi nel Paese.

chagrin pitie6 Le Chagrin et la pitié – Marcel Ophuls (1971): Ancora la Francia, ancora la Seconda Guerra Mondiale, nell’imponente documentario che gettava una luce oscura sul clima di collaborazione e, quasi, approvazione provato nei confronti dell’invasore tedesco. Olphus indaga tutti gli strati della società, sfruttando la telecamera come una lente d’ingrandimento e portando alla luce tensioni e sentimenti ignorati dalla Storia.

koyaanisqatsi7 Koyaanisqatsi – Godfrey Reggio (1982): Le musiche di Philip Glass e la fotografia di Ron Fricke si fondono con le immagini del regista per dare vita a qualcosa di straordinario: un viaggio costato sei anni di lavoro, uno sguardo silenzioso sul mondo in cambiamento, sul rapporto tra uomo e natura, sul “precario equilibrio” (ciò significa il titolo) su cui si regge il mondo. Se il cinema è soprattutto il potere delle immagini, il film di Reggio ne è una degna espressione.

shoah8 Shoah – Claude Lanzmann (1985): Nove ore di durata, dodici anni di ricerche per l’opera monumentale e definitiva sull’Olocausto. Nessuna immagine o filmato di repertorio, solo il rapporto dei sopravvissuti, di una parte e dell’altra, con il proprio indimenticabile passato: un fiume di parole, sensazioni, personaggi, ricordi che si fondono per raccontare la più grande tragedia del Novecento.

lektion29 Apocalisse nel deserto (Lektionen in Finsternis) – Werner Herzog (1991): Probabilmente il più grande regista di documentari vivente, Herzog pone da sempre al centro delle sue opere, film o no, il rapporto tra uomo e ambiente. Tredici capitoli che raccontano la devastazione seguita alla fine della Prima Guerra del Golfo, una non-storia introdotta dalla frase: “Il crollo delle galassie avverrà con la stessa, grandiosa bellezza della creazione”.

man-on-wire10 Man on wire – James Marsh (2008): In questo momento è difficile, e forse troppo prematuro, tracciare un bilancio dei primi anni di cinema del nuovo millennio, eppure, probabilmente, il genere che ha regalato maggiori soddisfazioni è proprio il documentario. Al tramonto delle grandi figure registiche, contro tutto il processo di continua rielaborazione e riproposizione dei racconti, il cinema torna alla sua funzione originale: raccontare la realtà. Il bellissimo documentario di Marsh sull’impresa di un uomo che percorse su una fune il piccolo pezzo di cielo che separava le due Torri Gemelle è solo uno dei tanti, ma è bello prenderlo a modello per il suo riproporre il tema immortale della continua sfida dell’uomo a se stesso.

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