Guerra

I 10 migliori film di guerra della storia del cinema

Attenzione! Per “dieci migliori film” non si intendono necessariamente i più belli, ma i più importanti, quei film cioè che, per un motivo o per un altro, hanno influenzato e dato un forte contributo alla storia del cinema, o sono stati innovativi o particolarmente rappresentativi di un periodo o di un sottogenere.

all-quiet-on-the-western-front1 All’ovest niente di nuovo (All quiet on the western front) – Lewis Milestone (1930): Dal capolavoro letterario di Remarque arriva il primo grande film antimilitarista della storia del cinema. Il racconto di un’intera generazione che viene spazzata via durante la Grande Guerra, spinta da ideali di eroismo e gloria e invece ritrovatasi in un incubo. Se le tematiche del capolavoro di Milestone rappresentano un’innovazione assoluta, soprattutto nel primo anno del cosiddetto “decennio delle dittature”, anche le soluzioni registiche non sono da meno. È incredibile notare la fluidità e la modernità nella regia di un film di più di ottanta anni fa. Soluzioni visive incredibili, carrellate, grandi scene di massa e un finale straordinario che ci portano direttamente nell’orrore delle trincee, dove non esiste e non può esistere (anche questa è una grande scelta narrativa) il lieto fine.

grandeillusion2 La grande illusione (Le grande illusion) – Jean Renoir (1937): Terribile realismo bellico in questo capolavoro uscito a soli due anni dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Una parabola umana sulla pietà e sul sacrificio, in cui l’illusione che dà il titolo all’opera è rappresentata dalla speranza, destinata, come si è visto, ad essere smentita, che la guerra in atto sia l’ultima della storia, e che l’uomo finalmente impari dai propri errori.

paths-of-glory3 Orizzonti di gloria (Paths of glory) – Stanley Kubrick (1957): Nel primo dei due capolavori bellici da lui diretti, Kubrick ha la grande intuizione di non ambientare la propria storia, come tanti avevano e avrebbero fatto, durante la Seconda Guerra Mondiale, magari con i tedeschi come cattivi. Al contrario ritorna alla Prima Guerra Mondiale, pone al centro i francesi e di fatto annulla l’elemento di contrasto tra una fazione e l’altra, concentrandosi sull’assurdità della macchina da guerra. Orizzonti di Gloria racconta il carattere universale del conflitto, che è sempre folle e sbagliato, che disumanizza i soldati (come il regista avrebbe raccontato ancora in Full Metal Jacket) e che quasi giustifica gli istinti più bassi dell’uomo.

grande guerra4 La grande guerra – Mario Monicelli (1959): Vittorio Gassman e Alberto Sordi sono due commilitoni, ancora una volta durante la Prima Guerra Mondiale, spediti al fronte. Era la prima volta nella storia d’Italia che parti così lontane del Paese si incontravano: romani e lombardi, siciliani e campani, tutti accomunati dall’incubo del conflitto. Monicelli mette l’anima neorealista del cinema italiano al servizio del genere bellico: il suo film è un capolavoro perché i suoi personaggi sono veri, sono palpabili, non sono eroi, hanno mille difetti, ma sono assolutamente umani.

la battaglia di algeri5 La battaglia di Algeri – Gillo Pontecorvo (1966): Un sconvolgente realismo e documentarismo guidano questo capolavoro del cinema italiano, che racconta le fasi iniziali della guerra franco-algerina. La storia non prende le parti né dell’una né dell’altra fazione, ma si limita a osservare e riportare i fatti. Nomination agli Oscar e Leone d’Oro a Venezia per un film che racconta uno spaccato di storia con uno stile asciutto, realistico e, proprio per questo, incredibilmente drammatico.

johnny prese il fucile6 E Johnny prese il fucile (Johnny got his gun) – Dalton Trumbo (1971): Capolavoro dell’antimilitarismo, film della vita per il regista, racconta di un giovane come tanti che, mutilato orribilmente in guerra (ma senza alcuna spettacolarizzazione, infatti non lo vedremo sempre coperto da un velo) viene mantenuto in vita per esperimenti e osservazioni varie. Film durissimo, che alterna colore e bianco/nero, senza speranza, ma con un grande messaggio di fondo.

cacciatore7 Il cacciatore (The deer hunter) – Michael Cimino (1978): Noto soprattutto per la scena della roulette russa che vede coinvolti Robert De Niro e Christopher Walken, il film di Cimino nelle sue lunghe ore è soprattutto un’imponente riflessione, ancora una volta, sulla disumanizzazione causata dalla guerra. Un’ora per osservare questi amici, perfettamente normali, ad un matrimonio, la seconda per raccontare la devastazione mentale e fisica causata dalla guerra, la terza per trarne le conseguenze.

Apocalypse_Now8 Apocalypse Now – Francis Ford Coppola (1979): Uno dei più grandi film di guerra di sempre non sarebbe nemmeno in origine un film di carattere bellico. Si tratta della trasposizione di Cuore di Tenebra di Conrad e, come nel romanzo originale, la sua tematica primaria è ancora il tema dell’identità, il conflitto tra ragione e istinto. L’Apocalisse del titolo è un luogo, è uno stato d’animo, è un momento imprecisato vissuto tra gli alberi della giungla inondati dal napalm.

idi i smotri9 Va’ e vedi (Idi i smotri) – Elem Klimov (1985): Per restare in tema di Apocalisse, proprio dall’ultimo libro della Bibbia è tratto il titolo del film di Klimov. Il film si svolge tra i boschi della Bielorussia durante la Seconda Guerra Mondiale e racconta gli orrori cui un bambino è costretto ad assistere durante l’invasione tedesca. Klimov recupera la lezione di L’infanzia di Ivan di Tarkovskij e, come in quel film, assegna il ruolo di protagonista, e di spettatore sulla vicenda, ad un bambino. Il suo è un percorso orrorifico, sporcato dal fango e dai rumori assordanti che tempestano il film e che in più di un momento rendono lui, e noi, sordi.

the-thin-red-line10 La sottile linea rossa (The red thin line) – Terrence Malick (1998): Seconda Guerra Mondiale, isola di Guadalcanal, Americani contro Giapponesi, ma soprattutto l’uomo contro la natura. A più di venti anni dal suo ultimo film Malick ritorna dietro la macchina da presa, dirige un cast straordinario, costruisce un film fiume sullo scontro tra gli uomini e sulle psicologie che a poco a poco si sgretolano sotto il peso delle domande che la guerra porta con sé. In tutto questo la natura non è semplice elemento di sfondo. La vera rivoluzione del film è in ciò: l’uomo conbatte, si dimena, si agita, e la terra rimane a guardare, quasi distratta, quasi poco attenta a ciò che accade, consapevole che, se un giorno l’uomo finirà per distruggersi da solo, lei sarà ancora lì ad esistere.

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