Biografico

I 10 migliori film biografici della storia del cinema

Attenzione! Per “dieci migliori film” non si intendono necessariamente i più belli, ma i più importanti, quei film cioè che, per un motivo o per un altro, hanno influenzato e dato un forte contributo alla storia del cinema, o sono stati innovativi o particolarmente rappresentativi di un periodo o di un sottogenere.

napoleon1 Napoleon – Abel Gance (1927): Monumentale film fiume, più volte riadattato e rimontato nel corso dei decenni per una lunghezza che, a seconda delle versioni, spazia dalle quattro alle nove ore circa di durata. Questa lunghezza, unita al suo essere un film muto, la rende una delle pellicole più difficili di sempre. Al di là dello sforzo produttivo immenso, si ricorda soprattutto per l’insieme di innovazioni tecniche che confluirono nella regia, incredibimente fluida se paragonata alla generale staticità delle inquadrature dell’epoca.

ivan_il_terribile2 Ivan il Terribile (Ivan Groznij) – Sergei M. Ejzenstejn (1944): Quasi venti anni dopo la celebre Corazzata Potemkin, e ispirandosi probabilmente a L’imperatrice Caterina di von Stemberg di dieci anni prima, il regista russo intraprende la realizzazione della trilogia sul famoso sovrano russo. Ne porterà a termine solo le prime due parti (la seconda è intitolata La congiura dei Boiardi). Sulle musiche di Sergej Prokofiev si dipana questa vicenda storica e umana che negli anni si è prestata a infinite interpretazioni. La visione di Ejzenstejn spazia dalla drammaturgia shakespeariana alle necessità propagandistiche (Ivan è identificabile con Stalin), e in tutto questo un grande senso degli spazi esaltati da una regia e scenografia espressionista.

salvatore giuliano3 Salvatore Giuliano – Francesco Rosi (1961): Cinque anni prima di La battaglia di Algeri di Pontecorvo, il film di Rosi inaugurava un nuovo filone del cinema italiano, quello del cinema impegnato, di denuncia. Salvatore Giuliano è uno dei biopic più straordinari della storia del cinema: un film che prende spunto dalle vicende umane del “bandito”, che non viene mai inquadrato in viso se non da morto, e sposta quindi il proprio sguardo sulla condizione universale di un meridione, e di un’Italia, che inizia a creare, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, i suoi primi segreti di Stato.

andrei rublev4 Andrej Rublev – Andrzej Tarkovskij (1966): La vicenda umana del santo e incisore di icone del medioevo diventa la parabola dell’intera nazione russa, umanizzata e tormentata nello scontro tra bellezza e morte, guerra e arte, con la seconda che, in definitiva, riuscità a prevalere. Il regista di Solaris proietta temi metafisici tipici della sua poetica nel medioevo, in un film che non venne visto di buon occhio dalle autorità sovietiche e la cui uscita fu ritardata per vari anni.

Aguirre5 Aguirre, furore di Dio (Aguirre, der Zorn Gottes) – Werner Herzog (1972): La tensione umana nello scontro con la natura invincibile alla fine del mondo. Rilettura epica e tragica della vicenda del conquistadores spagnolo (interpretato da Klaus Kinski) in un delirio di onnipotenza che finirà per travolgerlo. Ancora una volta il regista tedesco pone al centro la sfida tra uomo e natura, la tensione che spinge ad accettare sfide impossibili (come nel bellissimo Fitzcarraldo).

Fellini's Casanova6 Il Casanova di Federico Fellini – Federico Fellini (1977): Che si trattasse del bianco/nero o del colore, la capacità di Fellini di rendere sullo schermo le proprie visioni si è sempre mantenuta intatta. Nel raccontare la vita del famoso amatore, il regista mette in scena passioni concrete, momenti surreali e onirici, colori sgargianti e impossibili. Grottesco e curatissimo, un film troppo sconosciuto del regista, ma che può rivaleggiare con i suoi capolavori più celebri.

ragingbull7 Toro scatenato (Raging Bull) – Martin Scorsese (1980): In uno splendido bianco e nero, Robert De Niro danza sul ring sulle note della Cavalleria Rusticana. Stupendi titoli di testa che ci introducono alla vicenda umana del pugile Jake La Motta, tra i personaggi più tormentati e riusciti dell’intera filmografia di Scorsese. Come spesso nella sua carriera, il regista racconta l’ascesa e la caduta di eroi moderni, e ci trascina in questi decenni di vita, ci butta nella polvere insieme al protagonista e ci lascia, amaramente, con un finale altrettanto stupendo (omaggiato dallo stesso Scorsese in quello di The Aviator).

elephant man8 The Elephant Man – David Lynch (1980): Quando si pensa a Lynch solitamente vengono in mente momenti surreali e deliranti, trame incomprensibili e quant’altro. Eppure, come in Una storia vera, il regista anche qui conferma di essere a suo agio anche con vicende più concrete e palpabili. La storia vera di Joseph Merrick, uomo terribilmente sfigurato vissuto alla fine dell’Ottocento, assume i contorni di una tragedia umana tra le più palpabili mai raccontate al cinema. Uno stupendo e terribile bianco e nero ne segue le tappe dal circo di fenomeni da baraccone all’esposizione, a metà fra compatimento ed accettazione, nella società.

amadeus9 Amadeus – Milos Forman (1984): La vicenda, molto romanzata, di Mozart e della sua presunta rivalità con Salieri, nel capolavoro, non l’unico, del regista di Qualcuno volò sul nido del cuculo. Personaggi enormi si svelano pienamente nel corso delle quasi tre ore di film, raccontando passioni e orrori umani. E su tutto la musica, unico elemento puro in un universo pieno di, come dice lo stesso protagonista, volgarità.

ed wood10 Ed Wood – Tim Burton (1994): Infine, per chiudere questo piccolo viaggio, il cinema che, ormai a quasi cento anni dalla sua nascita, omaggia se stesso e l’uomo che, a modo suo, ne incarna il sentimento principale: quello del sogno e dell’illusione. Tim Burton ricorda il peggior regista della storia del cinema, in una scena straordinaria e impossibile addirittura lo mette a confronto con quello che probabilmente è il migliore (Orson Welles) e li pone sullo stesso piano. Annulla le differenze e lascia intatto solo il nucleo principale: la voglia di far cinema, il desiderio di raccontare che non vince sulla realtà (i film di Ed Wood sono davvero orribili), ma che basta a far scoccare quella scintilla e a far sì che, quaranta anni dopo, un nuovo regista (anche lui umanamente emarginato) senta il bisogno di raccontare quella storia.

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