Dragon Trainer 2 (2014): recensione

Tra rimandi all’universo dello Studio Ghibli, ispirati temi musicali, un team che perde un regista, ma conferma tutto il resto della squadra, Dragon Trainer 2 è l’episodio centrale della trilogia che racconta la maturazione di Hiccup. Niente draghi, almeno non ancora. Questo è, ovviamente, anche il loro film, ma è chiaro come il nucleo centrale sia il passaggio di responsabilità, traumatico quanto basta, da una generazione all’altra. In ciò il film diretto ancora una volta da Dean DeBlois – manca Chris Sanders – vince la propria scommessa. La costruzione dell’ennesimo franchise della DreamWorks, che a differenza della rivale Pixar non si è mai fatta troppi problemi con i sequel, sceglie una strada più cupa, non necessariamente più matura. Guadagna forse in prospettiva, ma rinuncia a qualcosa nell’immediato. Comunque un sequel assolutamente dignitoso.

Dragon Trainer 2

Tutto, o quasi, è cambiato dopo gli eventi dell’ultimo film. L’avvicinamento tra draghi e umani è costato molto, addirittura una gamba al giovane Hiccup, ma ne è valsa la pena. Lo ritroviamo insieme agli abitanti dell’isola di Berk, cinque anni dopo quegli eventi, più saggi e maturi, apparentemente meno spensierati e felici. La minaccia arriva dal passato e da lontano, con il crudele Drago Bludvist che controlla un’armata spaventosa di draghi e si prepara a conquistare e distruggere tutto sul suo cammino. Spetterà a Hiccup, ormai oltre le soglie della maturità, ben lontano dal ragazzino impacciato che era, raccogliere l’eredità dei suoi antenati e guidare il mondo verso una nuova era di pace.

Il design dei personaggi rimane sopra la media della DreamWorks e la cura negli ambienti si riconferma quella spettacolare del primo film. Il coinvolgimento di Jonsi nella colonna sonora, unitamente alla consulenza di Roger Deakins alla fotografia, lavorano per scolpire questo mondo ai confini del mondo, ancora una volta tra fantasy epico e storia. E su questo sequenze di volo splendide, una magia più forte, una mitologia più profonda, che allontana i draghi dalle bestie selvagge del primo film e li rende più misteriosi e inafferrabili. Il tutto viene integrato con alcuni rimandi all’universo di Miyazaki, tra una riserva nascosta dalle mire crudeli dell’uomo che non può non ricordare Principessa Mononoke e un personaggio che tornerà dal passato di Hiccup e che ha la forza di eroine della natura come Nausicaa.

Cosa non funziona allora? Questo passaggio cruciale nella trilogia e nella vita di Hiccup da bambino a uomo a volte sembra soffrire di una banalità di fondo che non si integra con la presunta maturità che la storia vorrebbe avere. Il background di cui vengono dotati tutti i compagni di avventure di Hiccup è tra i più banali e li porta a fare un passo indietro rispetto al primo film, il villain Bludvist è dimenticabile e piatto (senza contare che fa la sua apparizione troppo tardi nel film, praticamente a ridosso del terzo atto), e in generale anche i passaggi più cupi – in particolare una certa sorpresa prima del finale – sembrano essere assorbiti troppo in fretta per ritornare sui binari dell’avventura.

Dragon Trainer 2 è un buon sequel e un buon film, inferiore al primo, capitolo centrale di una trilogia che terminerà nel 2016.

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