Madagascar 3 (2012): recensione

Con un grado di indifferenza verso trama, logica e personaggi come mai se ne erano visti fino a quel momento, Madagascar 3 è il trionfo della follia e del non sense, una caccia globale che procede per azione funambolica e forzature varie. Più vuoto del vuoto, di questa trilogia che non solo non arresta il suo cammino – uscirà anche il quarto capitolo – ma ormai apre le braccia ad uno spin-off totalmente dedicato agli scatenati Pinguini, non è rimasto molto altro da dire. In questo episodio circense le redini rimangono nelle mani degli storici Eric Darnell e Tom McGrath, ai quali si aggiunge Conrad Vernon e, in fase di sceneggiatura, Noah Baumbach. Il risultato? Follia afro.

Madagascar 3

Anche l’Africa nera vista in Madagascar 2 finisce per stancare i nostri quadrupedi – che però camminano sempre su due zampe, come da tradizione Looney Tunes – e quindi Alex il leone, Marty la zebra, Melman la giraffa e Gloria l’ippopotamo decidono che è tempo per una nuova partenza. Ancora una volta, in spregio al più banale animalismo ed ecologismo, il traguardo finale è lo zoo di New York. Senza alcuna logica, i quattro si ritrovano quindi, come tappa intermedia, a Monte Carlo e qui si imbattono nell’agente Chantal DuBois, che li perseguiterà in giro per il mondo. Il gruppo entra allora in incognito in un circo, fa amicizia con nuovi animali, e intanto cerca di sfuggire alla minaccia del capitano francese. Il tutto procedendo in questo bizzarro cammino verso la libertà che passa per un circo e ha come traguardo uno zoo (proprio due luoghi che sembrano essere l’antitesi della libertà).

Ma quello che Madagascar 3 vuole fare non è mettere in scena un bizzarro punto di vista alternativo sulla questione. Non gli interessa affatto. Si tratta di un lungometraggio che lavora per sottrazione assoluta di tutti quegli anfratti nei quali potevano nascondersi i conflitti personali – banali quanto si vuole, ma esistenti – dei precedenti due film, per mettere il tutto al servizio del nulla. Mentre le incongruenze narrative non si contano (ma sarebbe come cercare di spiegare la gravità in un episodio di Wile Coyote), è l’eccesso a vincere su tutto. Emblematica, e scena forse più memorabile del film, un assurdo duetto tra Re Julien e un’ora sulle note di Con te partirò di Bocelli e Firework di Katy Perry.

Quando, ad appena dieci minuti dall’inizio del film, siamo già coinvolti in un inseguimento rocambolesco e insensato tra le strade di Monte Carlo, appare chiaro che non sono né le parole né i personaggi (tutti dimenticabili i nuovi animali incontrati nel circo) a sostenere la storia, ma le immagini. E tutto rimarrà al loro servizio fino all’ennesimo finale aperto che ribadisce come, zoo, circo, o giungla, la vera casa si trovi dove si trova la nostra famiglia. Una morale della quale a quel punto il film potrebbe anche fare a meno. Sgraziato e stupido, ma divertente.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in DreamWorks Animation, Speciali e saghe e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...