Kung Fu Panda 2 (2012): recensione

Proseguono in questo secondo capitolo – Jeffrey Katzenberg ha dichiarato che si potrebbe addirittura arrivare a sei film – le avventure del goffo panda guerriero Po. Dopo aver salvato la valle della pace, contro ogni previsione, nel primo film, stavolta per lui e i “cinque cicloni” si imporrà un lungo viaggio per salvare addirittura la Cina da una terribile minaccia. Kung Fu Panda 2 alza il tiro, rimette sul tavolo la posta e vince la scommessa, con un film più profondo, più grande e insospettabilmente più divertente del primo. Tanta ottima azione e comicità nel ritorno di Jack Black in quello che rimane uno dei suoi ruoli migliori e in quello che si conferma come il franchise più in forma della DreamWorks.

Kung Fu Panda 2

In questo secondo capitolo la minaccia per Po, e per l’intera Cina, proviene dal pavone Shen, che con la sua armata e i suoi potenti cannoni si prepara ad andare alla conquista del Paese. Po (Jack Black) e i cinque cicloni Tigre, Scimmia, Mantide, Gru e Vipera dovranno quindi intraprendere un lungo viaggio per fermarlo. Sulla missione tuttavia, pesa un segreto che risale fino alle origini del panda che, come facilmente intuibile, non è figlio naturale dell’oca che lo ha allevato, ma sarebbe stato abbandonato dai suoi genitori. Po quindi dovrà prima di tutto trovare la pace nel suo cuore per trovare la forza e la serenità che gli consentiranno di salvare i suoi amici.

Kung Fu Panda 2 si basa sulla più classica delle storie di origini, che per l’occasione viene spostata dal primo al secondo capitolo, con una prospettiva più grande, in tutti i sensi, sul corso degli eventi. C’è l’origine misteriosa, la fuga e il ritorno in cui la verità (perché Po è l’unico panda che vediamo?) coincide con la vittoria finale. Può sembrare fin troppo enfatico per un canovaccio che punta sulla goffaggine di un grosso panda (Jack Black sempre al meglio) in un mondo popolato da animali antropomorfi, ma come nel primo capitolo l’ambizione sembra sempre avanti d’un passo rispetto alle necessità basilari della storia. Bene così allora, con un universo che si riconferma anche stavolta forte, coerente e a modo suo sensato.

Tutto è più grande, tutto è migliore. Lo sono la comicità e i personaggi, ormai rodati, non solo funzione del racconto, ma veri comprimari, anche se i cinque cicloni con l’eccezione di Tigre (Angelina Jolie) continuano ad occupare lo sfondo. Migliore è anche il cattivo, cui dona fermezza e una certa sofferenza Gary Oldman, e decisamente migliore è anche l’azione, che già era buona nel primo film, ma che qui diventa ottima. Merito del passaggio in cabina di regia di Jennifer Yuh, che aveva lavorato su alcune sequenze del primo. Kung Fu Panda 2 è un film che ha cuore e passione, che diverte ed emoziona, che lavora sui limiti palesi dei propri personaggi (non solo Po, ma anche Shifu e Tigre) e che si permette anche il lusso di un cliffhanger che rimanda tutto ad un terzo capitolo fissato per il 2016.

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