Shrek e vissero felici e contenti (2010): recensione

The Final Chapter. Con queste parole viene accompagnato l’annuncio dell’uscita del quarto episodio della serie di Shrek. I capitoli progettati inizialmente dalla DreamWorks erano cinque, con l’ultimo che avrebbe dovuto esplorare le origini dell’orco verde, raccontando in che modo fosse giunto nella famosa palude in cui lo troviamo all’inizio, ma le cose andarono diversamente. Shrek e vissero felici e contenti è quindi la conclusione di una delle serie d’animazione più di successo del cinema, un quarto capitolo inevitabilmente stanco e spossato dal peso delle responsabilità dei film precedenti – Shrek e Shrek 2 – e deciso a chiudere la vicenda senza eccessi e senza troppi rischi. Guardabile, nulla di più.

Shrek 4

Il lieto fine è finalmente giunto. Shrek, Fiona e i loro figli vivono felicemente insieme, non ci sono più cattivi all’orizzonte e l’orco verde ha trovato gli amici che gli erano sempre mancati. Ma anche la routine può essere un nemico crudele, ed ecco quindi che, nel giorno del compleanno dei tre orchetti, Shrek si ritrova a sbottare contro famiglia e cari, rimpiangendo i tempi in cui era un solitario e temuto orco. Arriva quindi la proposta a trabocchetto di Tremotino, personaggio che avevamo visto in altre fattezze – molto meno curate – nel film precedente. Ingannato, Shrek si ritrova in un mondo nel quale nulla di ciò che è stato raccontato nei film precedenti è mai avvenuto, in cui deve lottare per rimettere le cose a posto, in cui deve imparare ancora una volta il valore dell’amicizia.

Il riferimento, ovviamente, è La vita è meravigliosa. Tutto il film è un’enorme variazione su un soggetto classico, ma facilmente adattabile. Il problema allora sta proprio nella fase di adattamento, blanda e poco coraggiosa: Shrek 4 potrebbe essere un episodio a caso di una serie televisiva sull’orco verde, quello in cui nessuno si ricorda chi sia e il protagonista deve rimettere tutto a posto prima dei titoli di coda. Cosa che puntualmente avviene, riportando, per la prima volta in quattro film, tutta l’ambientazione ad un ordine originario in cui non muta assolutamente nulla rispetto all’equilibrio iniziale.

La morale è banale e didascalica, ormai la forza distruttiva e rivoluzionaria dei primi due film è stata incanalata e assorbita, e sono ben pochi i momenti che vale la pena ricordare del film. Gli unici sprazzi di originalità sono quelli in cui la scrittura si mette a giocare con i personaggi e con i loro ruoli classici, cosa fatta fin dal secondo film peraltro. Scambi di corpi e mutazioni varie che ora diventano amnesie collettive, caratterizzazioni invertite (è Shrek a perseguitare Ciuchino), e sconvolgimenti vari (Fiona brutale capo degli orchi, il Gatto cicciottello). Jeffrey Katzenberg ha lasciato intendere che un quinto capitolo, nonostante tutto, potrebbe ancora arrivare, ma forse sarebbe ora di lasciare Shrek al suo lieto fine.

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