Madagascar 2 (2008): recensione

In pratica abbiamo Madagascar 2, seguito del primo, sgangherato e divertente capitolo, che si rifà al Re Leone, riprendendo fin dal prologo quell’idea alla base di Uno zoo in fuga, che probabilmente aveva plagiato il primo Madagascar, ma che deriva soprattutto da Alla ricerca di Nemo. Semplice no? Per la DreamWorks sembra esserlo, o più che altro non sembra importante porsi troppe domande nel momento in cui un sequel è così ovvio e giustificato da non lasciare troppo spazio all’esigenza di costruire una storia che vale la pena raccontare. Quello che accade in questo Madagascar 2 non è tanto diverso dagli ultimi capitoli di Shrek: si prende un primo film dissacrante e caotico e lo si normalizza, mantenendo una follia di facciata però inquadrata in una storia che più classica non può.

Madagascar 2

Nonostante la geniale battuta finale del primo film, alla fine i nostri eroi (Alex, Marty, Melman, Gloria e gli altri) riescono a lasciare il Madagascar. Arriveranno con un atterraggio di fortuna nel continente africano e qui Alex, ancora una volta protagonista tra i quattro, ritroverà la sua famiglia perduta e dimenticata. Quindi dinamiche familiari, sullo sfondo di una minaccia per la riserva naturale, di un tentativo di usurpare il trono del padre di Alex, e di un numero imprecisato di sottotrame che corrono lungo tutto il film.

Eric Darnell, curatore di tutta la serie e anche regista dei Pinguini di Madagascar, tiene sotto controllo la follia e lascia scappare la storia da tutte le parti: praticamente l’opposto del primo, riuscito film. Tutto è più pacato, logico, prevedibile. Il re leone è il riferimento principale, ma c’è anche un banale ecologismo di basso livello, un paio di cattivi improbabili e troppe sottotrame riempitive (siamo al livello di Alex che non riesce a distinguere Marty dalle altre zebre, o all’interesse amoroso tra Melman e Gloria).

Lo slapstick è tenuto sotto controllo, tranne che per i sempre ottimi pinguini, e più che la satira sociale sul newyorkese medio del primo film, si punta soprattutto sui doppi sensi e sugli irrinunciabili riferimenti pop. Riempi qua, riempi là, dove il conflitto inaspettato del primo film riusciva a sorprendere, proprio perché il film non sembrava prestarsi a quel tipo di svolta, tutto in questo seguito è una linea piatta prevedibile e sfilacciata, che non fallisce per il semplice motivo che smette di provarci in partenza. La follia tornerà in Madagascar 3.

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