Shrek 2 (2004): recensione

Con l’ultimo film ad animazione tradizionale già archiviato e un nuovo corso da avviare, la DreamWorks giustamente riparte dal successo più clamoroso della sua pur breve storia, ed ecco quindi arrivare, sempre con la regia di Andrew Adamson, Shrek 2. Un film che era praticamente obbligato si trasforma in un’occasione per ampliare l’universo fiabesco di Shrek, introdurre nuovi e ottimi caratteri, migliorare i personaggi che già conosciamo. Un’ottima storia, con un umorismo più azzeccato e che ingloba ancora meglio il discorso della parodia. Praticamente il sequel perfetto, non solo il miglior film della serie, ma forse anche il punto più alto raggiunto dalla DreamWorks.

Shrek 2

Shrek e Fiona, dopo le disavventure affrontate per poter riconoscere il reciproco amore, si godono una meritata luna di miele. Il fulmine a ciel sereno è rappresentato però dall’invito a palazzo reale da parte dei genitori della principessa, il re e la regina di Molto, molto lontano. Nel momento in cui scoprono che il genero è nientemeno che un mostruoso orco scoppiano litigi, scontri e anche di peggio. Mentre la fata madrina e il figlio, il principe Azzurro, meditano un piano malvagio per dividere i due sposini, il re assolda un killer per far fuori Shrek. Si tratta del gatto con gli stivali.

Più geniale, più verde e più divertente. Questa è la filosofia alla base di un sequel che, a differenza di ciò che spesso accade in questi casi, non si limita a riproporre sterilmente la formula del primo capitolo, ma esplora nuove possibilità, ingigantisce il proprio universo, e tutto sempre in modo coerente con quanto fatto anni prima. Anche in questo caso valgono le stesse considerazioni: è una parodia, ma non è solo questo. Lo era sicuramente di più nel primo riuscitissimo film, dove i personaggi tra le altre cose erano un po’ ingabbiati nel dover rappresentare il perfetto contrario dello stereotipo a cui si riferivano.

Per fare un esempio, in Shrek Fiona era una principessa sgarbata, violenta e un po’ cafona: un personaggio riuscito, ma del quale non sapevano praticamente nulla. Shrek 2 invece parte proprio con un riassunto fiabesco da un libro – anche in questo caso è una presa in giro/omaggio alle aperture dei vecchi classici Disney – in cui scopriamo il perché della sua prigionia. Tutti i rapporti tra i personaggi – l’amore tra Shrek e Fiona, l’amicizia con Ciuchino, l’importanza di personaggi secondari come Pinocchio, l’omino di zenzero o i tre porcellini – sono portati ad un livello superiore. E le aggiunte inedite sono ancora migliori. Su tutte il memorabile e riuscitissimo gatto con gli stivali (che poi avrebbe avuto un film tutto suo), doppiato da Antonio Banderas, ma anche i due cattivi e i due genitori di Fiona, che con genero e figlia daranno vita ad un siparietto che ha molto di Indovina chi viene a cena?

Shrek 2 è quindi una giostra di generi più variegata, sincera e riuscita del primo capitolo. C’è avventura, fiaba, commedia, dramma e ognuna di queste componenti funziona bene di per sé e nel modo in cui si integra con le altre, fino a culminare in un climax potente per montaggio e musiche. È un azzardo più consapevole di sé, che non si limita a prendere in giro con trovate estemporanee la contemporaneità, ma la ingloba e la rende parte di sé: ecco quindi che Far Far Away è palesemente Hollywood e il tour delle star si trasforma in un viaggio vicino alle regge delle principesse più famose. Torna quindi la colonna sonora pop-rock, ma anche, ahinoi, un design non troppo riuscito per gli esseri umani. La serie non si avvicinerà più a questi livelli: Shrek Terzo e Shrek e vissero felici e contenti saranno una stanca conclusione.

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