Le follie dell’imperatore (2001): recensione

La storia dietro Le follie dell’imperatore è curiosa, e vale la pena di raccontarla. In principio il titolo era Kingdom of the sun, e si trattava di un film completamente diverso. Sulla falsariga del Re leone avrebbe dovuto narrare un’epica vicenda che avrebbe coinvolto un imperatore egoista che avrebbe scambiato i propri panni con quelli di un servo (riferimento al Principe e il povero ovviamente). Ci sarebbe stato poi un interesse amoroso e una crudele strega di nome Yzma che, in seguito ad un patto stipulato con il dio del sole, avrebbe tramutato l’imperatore in un lama (non parlante). Il tutto accompagnato da un tono solenne, drammatico, e dalle canzoni di Sting. Il film era completato al 50% quando una serie di test fallimentari fecero naufragare tutto. L’uscita venne posticipata di un anno, gli autori rivoltarono completamente il film e quello che venne fuori fu Le follie dell’imperatore.

le follie dell'imperatore

Chiunque abbia visto Le follie dell’imperatore (The Emperor’s New Groove) sa che non esiste film più lontano dalla descrizione di Kingdom of the Sun fatta sopra. Non si tratta solo di modificare la storia e i personaggi, abbandonando completamente la faccenda dello scambio di persona e avvicinando il tutto alla famosa fiaba I vestiti nuovi dell’imperatore – come il titolo originale ci aiuta a capire – ma di cambiare radicalmente il tono del film, la sua costruzione, il suo nucleo più profondo. Diretto da Mark Dindal, Le follie dell’imperatore va contro lo stile misurato e composto dello Studio Disney per costruire una vicenda improntata sul sarcasmo, sulle battute, sulle gag estemporanee e folli, sulla demenzialità pura.

E nel suo genere è senza dubbio un film riuscito. Si ride, e parecchio anche. I personaggi, dal lama Kuzco al contadinotto Pacha alla crudele Yzma e al fido ma stupido Kronk sono ipercaratterizzati, colorati, accentuati nelle loro espressioni, gesti, design, dialoghi. Tutto ciò che serve a bucare lo schermo con continui momenti divertenti fuoriposto, comicità slapstick, battute rivolte allo spettatore, scene d’azione sgangherate e folli. Sembra che la Disney si sia travestita da Warner Bros e abbia realizzato un film d’animazione avendo ad esempio i Looney Tunes. Non ci sono musiche, non ci sono momenti riflessivi o sequenze particolarmente sentimentali: è semplicemente una giostra di colori e divertimento.

L’ambientazione caratteristica non è ovviamente approfondita (e come potrebbe esserlo, dato che ad ogni scena compaiono oggetti anacronistici o dialoghi modernissimi?), ma ha una sua particolare logica interna, un po’ folle come il resto del film, nel costruire queste colline dell’America Centrale che inquadrano l’impero Inca. E anche la particolare storia d’amicizia tra Kuzco e Pacha, compresa la lezione sulla generosità che infine l’imperatore riuscirà a comprendere, sono costruiti bene, anche se certo in modo inusuale per gli standard dello Studio.

Proprio questa differenza così marcata con gli altri Classici a molti non andò giù. Soprattutto a Sting, che dopo aver composto le musiche per Kingdom of the Sun si vide chiudere la collaborazione. Da questa sua esperienza nacque un film documentario intitolato The Sweatbox. Le follie dell’imperatore non è un brutto film, ma è anche un segno dei tempi, il primo tentativo della Disney di mettere da parte la propria tradizione per inseguire modelli che non le appartengono.

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2 risposte a Le follie dell’imperatore (2001): recensione

  1. Gianluca Vannucci ha detto:

    a me piacque e piace veramente tantissimo, forse anche merito di Luca e Paolo che mi sono sempre (o quasi.. vedendo l’ultimo film ehm porcheria..) piaciuti. Non è per niente paragonabile, a mio avviso, a porcherie come: dinosauri, bolt, robinson, chicken little, mucche incartapecorite o principessa e il ranocchio secondo me. lo adoro e ho consumato la vhs

  2. Zio Iasco ha detto:

    Le follie… è sicuramente fuori dagli schemi tipici della Disney… ma diverte… e tanto pure! I personaggi sono ottimi… su tutti Kronk che non può non essere citato!
    Bravissima anche la Marchesini che presta la voce alla perfida Yzma…

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