007 – GoldenEye (1995): recensione

GoldenEye non racconta nulla di nuovo, ma lo fa nel modo più straordinario della storia della saga. Tanti, troppi film di 007 sono delle semplici copie conformi dei precedenti: solite storie, solite svolte, solite battute, soliti personaggi. Il film che segna il ritorno in grande spolvero dell’agente segreto a sei anni dall’ultimo, sfortunatissimo Vendetta privata, non si distingue praticamente in nulla di nuovo nei suoi particolari, eppure il quadro generale che viene costruito è tra i più divertenti e spettacolari della serie. Un film imperfetto, come tutti quelli di Bond, ma forse anche l’unico vero cult moderno della saga (gli ultimi tre film meritano un discorso a parte), e forse l’unico in grado di rivaleggiare quanto ad intrattenimento con in primi quattro di Sean Connery.

Goldeneye

“Affinché nulla cambi, tutto deve cambiare”. Pierce Brosnan, già contattato per subentrare a Moore, è il nuovo James Bond. E mai i fan erano stati così trepidanti per un nuovo casting del protagonista, per un attore che sembrava nato per interpretare il ruolo di 007. Come Moore, anche Brosnan era conosciuto dal grande pubblico per una serie televisiva, e al più longevo degli agenti si sarebbe anche ispirata la sua caratterizzazione per tutti i suoi quattro film. Dopo il freddo Dalton, si ritorna ad un Bond più sofisticato, più caldo e rassicurante, che gioca tutto sul fascino, l’eleganza e l’ironia. Brosnan non è un buon attore, né al contrario dei precedenti si caratterizzerà per qualcosa di inedito, eppure è assolutamente l’uomo giusto al posto giusto, e le qualità tipiche del personaggio gli aderiscono in maniera tanto perfetta da far passare in secondo piano ogni altro difetto. Almeno in questo film.

I cattivi sono memorabili e rappresentano un terreno da gioco ideale per il ritono di Bond. Sean Bean è un ex agente 00 che di fatto rappresenta l’anima più oscura e mai mostrata di 007. Lo provoca circa il valore della professione stessa di agente, un po’ come Bardem farà con Craig in Skyfall, e gli chiede se il Martini o le belle donne riescano a distrarlo dalle decine di nemici uccisi o di donne perdute. Brosnan non risponde, e nemmeno il film lo fa. Tutto viene risucchiato in un’avventura finalmente moderna, la prima che, per quanti recuperano al giorno d’oggi la saga, sembra appartenere ad un passato non troppo lontano.

La Guerra Fredda è finita, il muro è crollato, per la prima volta una troupe della produzione può girare in Russia, a San Pietroburgo in particolare, nelle cui strade viene ambientata la spettacolare scena in cui Bond guida un tank. Barbara Broccoli intanto è subentrata al padre Albert, che morirà l’anno successivo, alla produzione, e non sarà l’unica donna al comando: nella storia arriva, oltre ad una nuova Miss Moneypenny (Samantha Bond, un nome un destino), anche una nuova M. Judi Dench è probabilmente la più grande attrice mai apparsa nella saga: interpreterà il ruolo con un carisma che i suoi colleghi maschi non mostrarono mai. Ottima, tra le migliori bond girl della storia, la polacca Izabella Scorupco nel ruolo di Natalya Simonova, mentre la cattiva e sadica Xenia Onatopp (Famke Janssen, famosa la scena in cui raggiunge l’orgasmo trucidando un po’ di gente) si fa ricordare.

Un motivo iniziale cantato da Tina Turner tra i più iconici della saga, la regia attenta di Martin Campbell, stunt spettacolari, come quello iniziale che vede un salto di 200 metri da una diga, effetti curati dallo storico designer Derek Meddings e un ritmo sempre elevato rendono il film uno dei più divertenti e godibili della serie. Non è una rivoluzione, non è un nuovo corso, è semplicemente un aggiornamento agli anni ’90 del tono dei film di Roger Moore, esattamente quello che ci voleva per far ripartire la saga dopo i problemi e le dispute legali che l’avevano imbrigliata.

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2 risposte a 007 – GoldenEye (1995): recensione

  1. Francesco Romani ha detto:

    Il primo 007 che ho visto! XD
    Dopo periodi di magra in cui ci si buttò sul pubblico di giovanissimi con il mitico “James Bond junior” XD, si torna al titolare e James Bond supera alla grande la prova del tempo dopo gli sconvolgimento geo-politici che si erano avuti a cavallo degli anni 80 e 90 e che facevano temere ormai che il personaggio fosse figlio di un altro tempo.
    Non posso che quotare l’ articolo! ^^

  2. Francesco Romani ha detto:

    “, per la prima volta una troupe della produzione può girare in Russia, a San Pietroburgo in particolare, nelle cui strade viene ambientata la spettacolare scena in cui Bond guida un tank. ”

    Sembra passato un secolo dai tempi di Gorbaciov e Eltsin. Purtroppo poi è arrivato Putin! Sic!

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